Nel XX secolo il diabete porta ancora a gravissime conseguenze
Vi raccomandiamo, prima di procedere nella consultazione, di leggere le avvertenze.
Il 10 Dicembre 2003 Vanessa G. scrive:
Mio zio, che ha 70 anni per una semplice ferita al piede è stato ricoverato in ospedale, dove si trova tutt'ora. Oggi subisce un intervento per l'amputazione dell'intera gamba. La ferita è andata in cancrena, allora gli è stato attivato un bay-pass che partiva dall'inguine: gli hanno dovuto aprire tutta la gamba in modo tale che circolasse il sangue fino al piede... Successivamente ha avuto due emorragie nello spazio di pochi giorni, allora hanno deciso di toglierlo. La gamba a questo punto non reagisce più. I medici non sono stati molto propensi alle spiegazioni, anzi a volte ho avuto l'impressione che stessero addirittura facendo esperimenti. Mio zio soffre di diabete, gli è stato diagnosticato circa 10 mesi fa; fino a che non è andato all'ospedale non aveva mai fatto nulla, da allora gli stanno facendo le insuline. La mia domanda è questa: può, nel XX secolo, una malattia come il diabete portare a simili conseguenze o c'è stato qualcosa di sbagliato nelle decisioni dei medici che lo hanno in cura? Mi rendo conto che forse ho fatto un discorso troppo personale e vago, ma quello che ho scritto è tutto quello che so.Risponde il dott. Fabio Baccetti, diabetologo:
Purtroppo lei ha pienamente ragione e sfonda una porta aperta. Già fin dalla metà degli anni ’80 venne stilata a Saint Vincent una famosa carta d’intenti che impegnava il mondo scientifico medico ad impegnarsi per ridurre alla metà il numero di amputazioni degli arti inferiori nel paziente diabetico entro 10 aa. Beh, passati i 10 aa i dati ci dicono chiaramente che ancora siamo lontani dal raggiungere questo obiettivo; i motivi sono infiniti ma l’unica cosa su cui ormai c’è accordo universale è che le amputazioni degli arti inferiori si evitano o si riducono riducendo la comparsa di ulcere del piede che in più del ottanta per cento dei casi precedono tale evento, ulcere che sono presenti nel 15% dei pazienti diabetici. Le ulcere del piede si formano in presenza di Neuropatia Diabetica, Vasculopatia Periferica od entrambe in piedi che magari presentano già delle deformità strutturali. Queste sono complicanze della malattia diabetica che si prevengono mantenendo nel tempo un buon controllo metabolico (HbA1c stabilmente inferiore al 7%) e riducendo gli altri fattori di rischio per la Vasculopatia come l’ipercolesterolemia, l’ipertensione arteriosa, il fumo, l’ipercoagulabilità del sangue ecc…. Ed è qua che purtroppo ancora troppi colleghi non sono consapevoli di quanto si può fare trattando aggressivamente le condizioni sopra elencate. Una volta poi comparsa l’ulcera o il problema ischemico è fondamentale effettuare quell’iter diagnostico che ci permetta di capire se è esiste un problema di tipo ischemico ed in caso di risposta positiva intervenire con interventi di rivascolarizzazione come by-pass o angioplastiche molto precocemente anche quando magari l’ulcera ancora non è presente. Vanno anche accuratamente trattati i carichi pressori elevati a livello della pianta del piede mediante l’uso di plantari su calco e scarpe ortopediche conformate o fatte su misura mentre le lesioni localmente vanno trattate con le medicazioni avanzate a nostra disposizione attualmente. Venendo al caso su personale mi pare di capire che i colleghi abbiano fatto il possibile per trattare suo zio perché in ogni caso il by-pass è stato effettuato ma purtroppo non sempre va a buon fine; in questi casi l’amputazione diventa quasi obbligatoria anche perché la gangrena predispone alla presenza di infezioni che possono estendersi velocemente e portare alla setticemia e alla morte del paziente nel giro di poche ore. Infine non credo che i colleghi che hanno in cura suo zio facciano “esperimenti”; io credo invece che prima abbiano applicato quella che è la “medicina basata sull’evidenza” cioè applicato l’iter diagnostico e terapeutico applicato universalmente per questa patologia e confezionato il by-pass periferico. Dopo però aver visto il fallimento di tale terapia immagino che abbiano cercato di applicare altre terapie, magari non così codificate come le precedenti, con l’unico intento di salvare l’arto di suo zio.
Data ultimo aggiornamento: Martedì, 23 Dicembre 2003 6:30.00
URL: http://www.progettodiabete.org/expert/2003/e2_01983.html