Dai peso al peso

Il 4 Febbraio scorso si è tenuta presso il policlinico Umberto I di Roma la conferenza stampa per lanciare l’iniziativa “Dai peso al peso”.

A cura di Guido Seu

Presso le Ipercoop di tutta Italia, partendo da Roma il 13 febbraio e arrivando a Cagliari in giugno, avrà luogo la campagna “Dai peso al peso”. Condotta dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’Istituto San Raffaele Pisana di Roma, dalla Società italiana dell’obesità e dall’Acaya, la campagna coinvolgerà oltre 50 Ipercoop 220 medici, 100 infermieri e 8 ambulatori che raccoglieranno informazioni da inserire nella prima banca dati italiana sull’obesità.

“Il progetto ha una rilevanza scientifica – ha spiegato Stefano Vella, Direttore Dipartimento del Farmaco, Istituto Superiore di Sanità - che consiste nella possibilità di creare una coorte, rigorosamente anonima, di circa 10.000 persone che ci permetterà di monitorare nel tempo quanto e come il sovrappeso può influire sullo stato di salute. Finora, molte osservazioni sul sovrappeso della popolazione sono state fatte come fotografie ‘statiche’: con questo progetto possiamo ottenere un quadro ‘dinamico’ della situazione, seguendone l’evoluzione”.

“Le persone interessate possono liberamente avvicinarsi ai punti predisposti nelle Coop, dove saranno accolte da medici e infermieri per un prelievo capillare di sangue su cui effettuare analisi della glicemia e del profilo lipidico”, ha spiegato Giuseppe Rosano, direttore del Centro di Ricerca Clinica del San Raffaele di Roma. “Inoltre, saranno pesate su apposite bilance che riescono a calcolare la quantità di grasso anche stando in posizione eretta”. Riceveranno infine indicazioni e consigli che troveranno anche in un manualetto distribuito al termine del check-up.

“È la prima volta che si fa uno screening di tale estensione e soprattutto considerando l’obesità come fattore di rischio per altre patologie”, ha dichiarato Giovanni Spera, professore di medicina interna dell’università La Sapienza di Roma e Presidente Sezione Regionale Lazio della Società Italiana dell’Obesità (SIO). “L’obesità è una vera, importante patologia. Lungi dall’essere un semplice problema estetico, è un’emergenza sanitaria di ordine metabolico che non si risolve purtroppo dando solo dei buoni consigli. Come prevenzione di base valgono i soliti semplici principi: scegliere la sana alimentazione mediterranea, più pasti nell’arco della giornata ma in quantità ridotte e qualità variata (anche se con pochi grassi e più frutta e verdura), non rinunciare ai carboidrati e fare sempre attività fisica, anche poca, se possibile ogni giorno ed a qualunque età. Ma se si è in forte sovrappeso o patologicamente obesi rivolgersi a strutture mediche accreditate nelle quali anche il trattamento farmacologico può essere inserito in un percorso diagnostico e terapeutico multidisciplinare che punti alla riabilitazione, al recupero di tutte le disabilità insite nell’obesità ed all’annullamento dei rischi per diabete, cardiopatie e tumori”.

“Alla base dell’obesità c’è un vero e proprio organo (Organo Adiposo) che si ammala andando incontro ad una lieve infiammazione cronica che crea tutte le conseguenze negative di questa malattia” ha spiegato Saverio Cinti, Professore di Anatomia Umana all’Università di Medicina e Chirurgia di Ancona e Presidente Nazionale della SIO. In realtà, non tutti gli accumuli di grasso possono essere nocivi per la salute. “Non sappiamo quante persone in sovrappeso siano effettivamente in pericolo, e la stima di questo dato sarà uno degli obiettivi del progetto”.

Alcune informazioni sull’obesità e il sovrappeso

Per l’Oraganizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si è obesi quando si ha un eccesso di grasso corporeo in relazione alla massa magra. Se il peso eccede del 30% quello ideale (calcolato dividendo il peso per il quadrato dell’altezza) si è in sovrappeso, se lo supera del 60% si è obesi e se lo eccede del 100% si ha un’obesità severa.

Ogni giorno 156 italiani perdono la vita per le conseguenze dell’eccesso di peso. L’obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica con un costo sociale molto elevato. “Fino al 6% delle spese sanitarie nella Regione europea dell’Oms è legato all’obesità tra gli adulti. In alcuni Paesi europei raggiunge l’1% del prodotto interno lordo e rappresenta il 6% della spesa sanitaria diretta” ha spiegato Rosano. I costi indiretti, come la perdita di produttività sul lavoro, sono doppi rispetto a quelli diretti, calcolati come numero di posti letto occupati. Difficile, poi, calcolare i costi dovuti a minor rendimento scolastico, discriminazione lavorativa, problemi psicosociali.

Nel 2002 circa 57 mila italiani hanno perso la vita per le conseguenze dell’eccesso di peso. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) un italiano su tre è in sovrappeso (34,2%), pari a 20 milioni di adulti, e uno su dieci è obeso (9,8%), pari a quattro milioni (il 25% in più rispetto al 1994). In sovrappeso sono soprattutto gli uomini (42% contro il 25,7% delle donne). L’obesità è più comune nel Sud (11,4%, contro 7,5% del Nord-Ovest). Le età a rischio sono 45-54 anni (13%) e 55-64 anni (15%). Pochi gli anziani obesi (12,4%).

Obesità e sovrappeso possono scatenare ipertensione, ipercolesterolemia, malattie cardiovascolari, ictus, diabete, alcuni tumori, malattie della colecisti, osteoartriti, e inoltre apnea notturna e problemi respiratori, complicanze in gravidanza, irsutismo e irregolarità mestruali.

Lo squilibrio tra assunzione di cibo e attività fisica resta la prima causa dell’obesità, ma ci sono anche altri fattori di rischio: età, ambiente, adiposità precoce ed elevato peso alla nascita, vita sedentaria, dormire meno di otto ore a notte per gli adulti o meno di 10,5 ore a tre anni, fumo materno in gravidanza, depressione o ansia. La prima regola per prevenire l’obesità, quindi, resta l’esercizio fisico, unito ad un’alimentazione sana, come quella mediterranea, con più pasti nella giornata ma in quantità ridotte e qualità variata, senza rinunciare ai carboidrati. Se si è in forte sovrappeso bisogna rivolgersi a strutture mediche per seguire un percorso diagnostico e terapeutico multidisciplinare adatto.

Un cambiamento qualitativo nell’alimentazione

Negli ultimi 15 anni hamburger, biscotti e merendine sono diventati più a rischio di sovrappeso e obesità. “Se 15 anni fa un hamburger conteneva fra 500 e 600 calorie, oggi ne contiene almeno 1.200”, ha detto il direttore del centro di ricerca clinica e sperimentale dell’Istituto San Raffaele Pisana di Roma, Giuseppe Rosano. “Il raddoppio delle calorie avvenuto negli ultimi anni riguarda moltissimi cibi, per esempio alcuni tipi di pane in cassetta”, ha proseguito l’esperto. “Solo in parte la maggiore quantità di calorie si deve ad un aumento del peso del prodotto. Quello che è avvenuto è piuttosto un cambiamento qualitativo”, un fenomeno che riguarda sia i cibi industriali, sia quelli preparati in casa utilizzando ingredienti di tipo industriale, come le salse pronte.

Il prof. Rosano sta conducendo insieme al dipartimento del Farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e al Centro di Tossicologia ambientale della Calabria, un progetto per indagare alcuni additivi contenuti nei cibi industriali e inquinanti presenti nell’ambiente che sembra abbiano particolari caratteristiche ‘scatena-fame’. “Non sappiamo ancora quanti siano, li stiamo progressivamente identificando e valutando”, ha detto. ‘Obesogeni ambientali’ è il nome che è stato dato a queste nuove insidie alleate di sovrappeso e obesità. “Agiscono distribuendosi nel grasso e danno la sensazione della fame”. Individuarli uno ad uno è tutt’altro che facile. “Abbiamo capito che ci sono, ora si tratta di capire quali siano”, ha concluso l’esperto. Le risposte sono attese fra circa un anno e mezzo, a conclusione dello studio.

La campagna è stata realizzata con il sostegno dell’azienda farmaceutica Abbott e della Coop.
Al numero verde 800.928892, dal 2 febbraio al 12 giugno 2009, dal lunedì al venerdì, un operatore sarà a disposizione del pubblico dalle 9.00 alle 18.00 per fornire informazioni sui centri Ipercoop che aderiscono al progetto.


A cura di Guido Seu

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 10 Febbraio 2009 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2009/n2009_011.html